Una rivoluzione che ha cambiato la cultura del cibo in Scandinavia, la nuova cucina nordica.

Le nazioni nordiche (Norvegia, Danimarca, Svezia, Islanda) hanno molto in comune tra di loro, una cultura  ereditata dai Vichinghi oltre che una visione comune della società e dei diritti dell’individuo.

Stessa cosa per vale per il cibo, passato da oggetto misterioso e di consumo di massa ad un’attenzione mediterranea per i prodotti locali con un’etica molto forte per il biologico e la stagionalità degli ingredienti.

Infatti a differenza dell’ immaginario collettivo di noi Italiani, giustamente orgogliosi della nostra cucina, vediamo gli scandinavi come popoli da ammirare magari per il loro stile nordico, minimal, sicuramente per l’organizzazione e l’assistenza sociale ma non propriamente per la cultura gastronomica locale. 

Eppure le cose cambiano, eccome se cambiano, forse non tutti sanno  che negli ultimi 15 anni, la nuova cucina nordica  ha subito una vera e propria rivoluzione che ha influenzato in maniera radicale l’approccio e la cultura del cibo delle nuove generazioni di questi paesi e non solo.

La cultura del cibo era scadente

Fino alla fine degli  anni ’90 la popolazione media consumava cibi industriali, comprava vegetali provenienti dalle più remote regioni Europee e prediligeva in generale cibo proveniente da altri paesi, il microonde era l’apparecchio protagonista della cucina di ogni casa.

Il sistema di vendita e produzione alimentare  delle grandi cooperative, non aiutava inoltre la valorizzazione dei prodotti locali a favore invece della produzione massiva con standard di qualità scadenti ed economici.

Il 2004 l’anno zero della New Nordic Kitchen, la nuova cucina nordica è nata

Tutto cambiò nel 2004, un vero e proprio anno zero per la cultura alimentare del Nord Europa e la cucina scandinava.

Grazie al manifesto della nuova cucina nordica “The Nordic Kitchen Manifesto“, un’idea portata avanti in prima persona dallo chef Claus Meyer, fondatore del Noma, ristorante a Copenaghen, Danimarca, avanposto della new nordic kitchen, due stelle michelin e premiato ben quattro volte come “miglior ristorante al mondo“, gestito dallo chef  Renè Redzepi.

Il prodotto locale al centro di tutto

Claus Meyer elaborò un’idea di cucina nordica nuova, figlia delle sue esperienze, avendo lavorato diversi anni in ristoranti francesi, Meyer aveva smpre avuto il sogno di portare nel suo paese, la Danimarca, l’attenzione al prodotto locale ed alla qualità della materie prime, tipica di paesi come Italia e Francia, ma andò anche oltre.

Abbiamo dovuto dimostrare che la barbabietola poteva essere pregiata e lussuosa come il tartufo

Claus Meyer

Grazie alla sua fama, Meyer, coinvolgendo i più importanti chef scandinavi e personalità influenti in ambito culturale, industriale  e politico, pubblicò un manifesto dove il concetto di food veniva stravolto rispetto al passato.

the new nordic kitchen, piatto di barbabietole alla scandinva, mangiare a copenaghen

Una nuova consapevolezza

Il cibo diventava protagonista di uno stile di vita, attenzione alla stagionalità, uso di prodotti locali, cibo biologico ed etico, attenzione alle tecniche di cottura, healty food e maggiore uso di verdure. Argomenti ancora oggi molto attuali e che ci sembrano quasi banali, ma che nel 2004 non lo erano affatto in Danimarca come probabilmente anche in Italia.

Così con il successo del ristorante Noma fondato nel 2003, mangiare a Copenaghen divenne trendy, la rivoluzione trovò il suo volano e la sua consacrazione. La nuova cucina nordica divenne un modello per tutti i ristoratori dei paesi nordici, creando così un circolo virtuoso di innovazione culturale tra la popolazione.

Oggi dire New Nordic Kitchen è cool, ci sono numerosi i ristoranti in tutto il mondo che si ispirano a questa cucina innovativa ed al suo stile, con le nuove generazioni che hanno raggiunta una consapevolezza del territorio e dei prodotti diametralmente opposta a quella dei propri padri e nonni.

The new nordic Kitchen, la rivoluzione è servita.