Nel giorno della memoria  ricordo con emozioni contrastanti la giornata passata a Dachau, primo campo di concentramento sito nella Baviera, a poche decine di km da Monaco di Baviera ed utilizzato come modello per i successivi costruiti a seguire.

Il giorno in cui sono stato a Dachau era un giorno di Agosto di una giornata non particolarmente soleggiata, mi sono recato con la mia compagna e la Ns.piccola di neanche 2 anni Madelene.

Dachau non è un luogo turistico, almeno non dovrebbe, è un luogo di contemplazione come i luoghi  sacri, bisognerebbe entrarvi con il rispetto che si ha entrando in una qualsiasi chiesa o templio che si sia credenti o atei, una visita a Dachau non è per passare il tempo, è un pugno nello stomaco, un continuo stato di tristezza ti accompagna durante la visita.

Andarci o non andarci, il dubbio se recarmi o meno me lo sono posto, nel pieno di una vacanza agostana con bimba di due anni al seguito ma ho pensato che toccare con mano la storia anche quando così tragica con spirito empatico, può solo aiutare a migliorare la propria persona e comprendere meglio l’uomo in tutti i suoi lati.

campo di concentramento tedesco

Ingresso a Dachau

Arriviamo al parcheggio in auto verso le 11 del mattino di una plumbea giornata estiva, rimango subito  interdetto dal quartiere che circonda il campo, composto da graziose villette residenziali adiacenti all’ ex lager.

I due ecosistemi sono separati da una semplice fila di alberi che ne oscurano la vista ai residenti, come se bastasse ad oscurarne l’ingombrante presenza.

Mi domando come sia stato possibile permettere un insediamento abitativo contiguo al campo di concentramento e come sia possibile abitarvici, ma penso che rientri nel modo in cui i Tedeschi hanno affrontato il post nazismo, semplicemente guardando avanti e convivendo con il loro passato in modo forse distaccato ai Ns. occhi ma qui dovrebbe rispondere un tedesco a questa domanda. 

Ecco siamo Arrivati, l’ingresso è con offerta libera, noto subito un area ristoro, prendiamo l’ audio guida e proseguiamo verso il campo. Il Campo di Dachau eccomi qua, attraverso il famigerato cancello in ferro battuto ed entro nell’enorme cortile di Dachau, sulla mia destra un fabbricato basso a forma di elle che assomiglia ad una caserma, sulla mia sx alcuni fabbricati in legno, le tristi baracche, alloggio dei detenuti nel lager.

Dentro il campo di Dachau

Mi porto al centro del cortile e osservo in silenzio, nella mia mente si mischiano immagini in bianco e nero di  prigionieri viste in TV, intanto ascolto con l’audioguida  il racconto di un deportato, il racconto prende forma attraverso immagini nette, come fosse un film, immagino le voci e le file di poveri esseri umani privati della loro dignità ed esistenza, il mio sguardo si posa su una famiglia Italiana a pochi passi da me, sono seduti su un muretto e con aria sufficiente condividono delle patatine come fossimo in un qualsiasi posto nel mondo.

Mi divido dalla mia famiglia in quanto la piccola mostra segni di noia, io proseguo nel museo del campo, i racconti sono toccanti le foto crude e ruvide, mi rimangono impressi i documenti di alcuni detenuti tra cui alcuni italiani con tanto di professione indicata  e luogo di nascita, la mente vaga alla vita di queste persone alla loro sofferenza, al momento in cui hanno toccato quegli oggetti per l’ultima volta, mi domando se ne fossero consapevoli.

Procedo verso le baracche, entro, l’odore di legno secco pervade le mie narici, successivamente una vampata di calore,  vedo file di letti a castello in legno ed  immagino la scomodità nel dormirci, la sofferenza del freddo e del caldo. Proseguo nella baracca, arrivo ai bagni,  due file di water una in fronte all’altro senza la minima privacy,  la mancanza di igiene con i bagni in comune con i water a vista, privazione completa della privacy e della dignità parola che mi viene facile riproporre in questa giornata.

Esco dalla baracca e proseguo verso il lungo viale che porta alla fine del campo verso l’area più atroce quella dei forni crematori e delle camere a gas. L’area del campo è immensa, una vera e propria cittadella della sofferenza, oggi frequentata da gruppi familiari e turisti, ieri da deportati ed SS, il tempo passa e come le onde del mare che si infrangono sul bagnasciuga cancella tutto o quasi.

I forni di Dachau

Arrivo al forno crematorio con adiacente camera Gas, un inquietante casetta con un sinistro camino, di fronte a me i forni intonsi in rispettoso silenzio osservo, osservo anche qualche turista che fotografa con il cellulare i forni e mi chiedo cosa ne farà mai di quella macabra foto, la terrá sul suo telefonino per chi? per mostrarla ai suoi amici o riguardarla ogni tanto con nostalgia??

Il rispetto e la comprensione di luoghi come questo passa anche da questi comportamenti.

Torno verso l’ingresso frastornato e mi ricongiungo alla mia famiglia , ci avviamo verso la macchina, la mente vuota come dopo un lutto….

Dachau non è per tutti…sopratutto per gli stupidi. Buona Shoa.